In una decina di giorni circa ho letto tre delle opere di Diana Athill pubblicate in italiano e vorrei soffermarmi un attimo a fare i miei più sentiti complimenti alla BUR. Non solo per la grande maturità artistica dimostrata nel pubblicare in italiano questa autrice, ma anche per le bellissime copertine e per le quarta di copertina davvero ben scritte. Insomma, ottimo lavoro BUR!
Ho già comprato il prossimo libro della Athill: Da qualche parte verso la fine (l'ultimo disponibile in italiano), che però è anche quello che ha avuto più successo: sono tante le recensioni facilmente reperibili in rete, quindi non credo che la mia sia poi così importante.
Nel frattempo, però, ho ordinato il libro in lingua originale Stet - An editor's life, che ho l'impressione sia meraviglioso, ma purtroppo non ancora pubblicato in Italia (forza BUR!). Vi farò sapere.
mercoledì 17 aprile 2013
La mia recensione a Il suono dolce della pioggia
Non sono mai stata una grande appassionata di raccolte di racconti, eppure leggendo questa credo di averne capito il motivo. Ci deve essere una differenza di approccio tra leggere un romanzo e leggere una raccolta di racconti! Cioè, quello che intendo dire è che un romanzo lo inizi e lo devi finire, tanto più velocemente lo fai in base a quanto ti sta appassionando. I racconti, invece, devi saperli dosare. Leggere un racconto dopo l'altro non ti lascia granché a parte un po' di confusione. Ogni racconto bisogna considerarlo come un breve romanzo, con dei personaggi e una trama, quindi una volta finito, bisogna darsi il tempo di rifletterci sopra. Per questo, credo, di aver conosciuto così tanti lettori forti (così definisco le persone che, come me, leggono davvero tanto), che non apprezzano troppo i racconti. Ed è questo il motivo per il quale ho deciso di calibrare la lettura di questi racconti: me ne concedevo non più di 4 al giorno, e tutti in diversi momenti della giornata, non uno di seguito all'altro. Così ho avuto modo di apprezzare un po' di più una lettura che altrimenti non mi sarebbe piaciuta.
Più che racconti, questi della Athill li definirei schizzi: rappresentazioni di un attimo della vita di qualcuno. Alcuni mi sono piaciuti di più, altri di meno, ma la capacità dell'autrice di cogliere momenti dell'animo e della debolezza umana, è indubbia. Il racconto che ho apprezzato di più è quello intitolato Notte di mezz'estate per artisti squattrinati. Non so perché, ma l'ambientazione di questo racconto mi è piaciuta molto: un rifugio per scrittori in crisi. Altri racconti mi hanno lasciato con il naso arricciato e un grosso punto interrogativo sulla testa. Se qualcuno avesse la bontà di leggere quello intitolato Un caso disperato e darmi la sua interpretazione, ne sarei grata. Direi che il tema ricorrente nella maggior parte di questi racconti è il rapporto uomo/donna in tutte le sue sfaccettature: crisi matrimoniali, tradimenti, stanchezza, inettitudine...
Assolutamente consigliati a chi riesce ad apprezzare nel modo migliore i racconti.
Più che racconti, questi della Athill li definirei schizzi: rappresentazioni di un attimo della vita di qualcuno. Alcuni mi sono piaciuti di più, altri di meno, ma la capacità dell'autrice di cogliere momenti dell'animo e della debolezza umana, è indubbia. Il racconto che ho apprezzato di più è quello intitolato Notte di mezz'estate per artisti squattrinati. Non so perché, ma l'ambientazione di questo racconto mi è piaciuta molto: un rifugio per scrittori in crisi. Altri racconti mi hanno lasciato con il naso arricciato e un grosso punto interrogativo sulla testa. Se qualcuno avesse la bontà di leggere quello intitolato Un caso disperato e darmi la sua interpretazione, ne sarei grata. Direi che il tema ricorrente nella maggior parte di questi racconti è il rapporto uomo/donna in tutte le sue sfaccettature: crisi matrimoniali, tradimenti, stanchezza, inettitudine...
Assolutamente consigliati a chi riesce ad apprezzare nel modo migliore i racconti.
domenica 14 aprile 2013
Argomenti scomodi
Quando dico che Daina Athill sa scrivere come nessun altro di tutto, anche argomenti scomodi e delicati, con una naturalezza che ti lasciano disarmato, lo penso veramente e adesso ve ne faccio un esempio, tratto dal libro Sarebbe bastata una lettera.
Ancora oggi sono convinta che sia assurdo considerare illegale l'aborto. Non credo si possa «uccidere» qualcosa che non ha coscienza; la distinzione fra impedire lo sviluppo della vita e porle fine è per me molto netta. Ammiro le donne che sopportano pienamente le conseguenze delle proprie azioni e, quando ci riescono, le invidio. Sia nel caso che abbiano deciso di rispettare la vita, sia (come immagino che avvenga nella maggior parte dei casi) che abbiano obbedito al proprio istinto, esse dimostrano un coraggio che a me mancava. Ma dando alla luce un figlio segnato dal destino incerto dell'illegittimo si sono assunte una responsabilità enorme. Io lo farei solo se mi sentissi in grado di offrirgli sicurezza, e a quel tempo non potevo.
Credo in quello che dico: ma supponiamo per un attimo che la donna dietro a quella scrivania mi avesse sottoposto gli stessi argomenti ma senza irritarmi con i suoi modi, che avesse parlato a me e non a una generica ragazza incinta che esisteva solo nella sua immaginazione... Probabilmente sarebbe stato diverso, la mia vita avrebbe preso un'altra direzione. Anche se la ragione in me si intrecciava alla debolezza a tal punto da renderle indistinguibili, non riesco a rimpiangere la mia decisione di allora. Sono contenta di non aver rischiato di consegnare a un bambino una vita difficile, ma mi spiace di non essere stata il tipo di ragazza che avrebbe saputo affrontare quel rischio.
La mia recensione a Sarebbe bastata una lettera
Come avevo anticipato, continuo con la conoscenza di questa donna straordinaria, fortunata scoperta recente. Dopo le meravigliose pagine di Come Pagine di un libro (che, in ordine cronologico, è l'ultimo che lei ha scritto), ho fatto un passo indietro per risalire al primo libro di memorie pubblicato nel 1963, scritto quando aveva 42 anni. Anche questo libro non mi ha assolutamente deluso, anzi.. Una conferma che questa donna sa scrivere come nessun altro di tutto, anche argomenti scomodi e delicati, con una naturalezza che ti lasciano disarmato.
In questo suo primo libro di memorie Diana comincia a ricordare dall'infanzia, l'infanzia privilegiata di una ricca borghese inglese, per passare agli anni della scuola, i tre anni ad Oxford, gli amori, il sesso, le delusioni, la guerra, un periodo di inutilità (che da una donna così - mi sembra di conoscerla personalmente - non ti saresti aspettato), sino ad arrivare a una vera e proprio rinascita grazie al lavoro come editore e alla scoperta della scrittura.
Una vita raccontata con una semplicità e una naturalezza incredibile da una donna che nell'ultimo capitolo di questo libro ha anche il coraggio di definirsi non intelligente...
Continua il mio immedesimarmi con lei in molti pensieri e modi di fare, la qual cosa dovrebbe cominciare ad inquietarmi, ormai! :)
Continuerò con la lettura delle sue opere, è come se avessi riscoperto in soffitta il diario scritto di una nonna, senza alcun dubbio una donna straordinaria, e li stia divorando.
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| "Una scrittura colma di saggezza ironica e gentile. Questa donna si svela nella sua intima essenza con eleganza incomparabile" |
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| Retro del libro |
mercoledì 10 aprile 2013
La mia recensione a Come pagine di un libro
MERAVIGLIOSO!
Il mio incontro letterario con Diana Athill. Una donna che non conoscevo, ed eccola qui, un giorno in libreria mi salta agli occhi questa copertina così delicata che mi ha colpito molto. Guardo il retro e leggo che l'autrice, una donna di più di novant'anni, è una delle editor più famose.
L'ho comprato e l'ho portato a casa, senza pensarci neanche troppo. L'ho messo sulla fila dei libri da leggere e alla prima occasione ho voluto cominciare a sfogliarlo.... ed è cominciata la magia.
E' la prima volta che provo una cosa del genere, e non è facile da spiegare. E' la prima volta che tra me e l'autrice si crea un feeling così particolare: ammetto che questo sia una cosa del tutto personale e quindi probabilmente non sarà mai condivisa da nessuno, eppure... Mai prima d'ora mi era capitato di sentirmi così vicina alla persona che c'è dietro un libro, come se fossi stata affianco a lei mentre scriveva. Questa donna così incredibile è riuscita a mettere per iscritto molti di quelle che sono idee o pensieri che ho in testa da una vita e che se fossi stata in grado, l'avrei messi per iscritto esattamente come ha fatto lei.
Si tratta di una raccolta di lettere, le lettere che questa donna fantastica ha inviato per circa un trentennio a un suo amico, il poeta Edward Field. Niente trama, niente di sconvolgente. Solo lettere che parlano della vita quotidiana, di problemi, disastri domestici, successi letterari, lavoro, pensione, malanni... Ma quanto è stato bello leggerlo.
Il primo libro a cui dò 5 stelle e la lode. Senza nessun dubbio, il libro che aspettavo da una vita.
Mentre lo stavo ancora leggendo avevo già ordinato non solo tutti quelli che sono stati pubblicati in italiano ma anche quelli non ancora tradotti.
Che altro devo dirvi, che sono addirittura arrivata a creare un piccolo blog sull'autrice (una piccola cosa da gestire nel tempo libero) [http://dianathill.blogspot.it]
Bè, credo sia sufficiente per dire che questo libro mi è piaciuto tanto tanto!
Dopo una lettura che ti prende così tanto, l'unica paura è quella di essere delusi dalla successiva...
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| Una vita che non smette di sorprendere: a novant'anni la Athill si conferma autrice di fama internazionale |
lunedì 8 aprile 2013
La stampa sull'opera Come pagine di un libro
In modo quasi comparato vi posto, invece, l'articolo apparso in Italia su La Stampa in seguito alla pubblicazione di Come pagine di un libro, febbraio 2013.
L'articolo in questione è di Egle Santolini. Devo dire la verità, il titolo e il vedere la Athill o il suo libro trattati come manuali per gestire la vecchiaia mi ha fatto girare un po' le scatole, ma gli stessi pezzi citati dal giornalista fanno capire che il romanzo è ben più di questo.
Di seguito le immagini dell'intervista: in rosso i pezzi che non ho apprezzato granché, in giallo quelli che ho apprezzato particolarmente.
Ho saputo da questo articolo che dopo la pubblicazione del romanzo in Gran Bretagna la Athill si è ritirata in una casa di riposo.
L'articolo in questione è di Egle Santolini. Devo dire la verità, il titolo e il vedere la Athill o il suo libro trattati come manuali per gestire la vecchiaia mi ha fatto girare un po' le scatole, ma gli stessi pezzi citati dal giornalista fanno capire che il romanzo è ben più di questo.
Di seguito le immagini dell'intervista: in rosso i pezzi che non ho apprezzato granché, in giallo quelli che ho apprezzato particolarmente.
Ho saputo da questo articolo che dopo la pubblicazione del romanzo in Gran Bretagna la Athill si è ritirata in una casa di riposo.
Link all'articolo: http://www.lastampa.it/2013/03/06/cultura/tuttolibri/una-governante-novantenne-per-la-quinta-eta-cDb0IuhO3tkeNa2pdjH5qO/pagina.html
The Independent sul libro Instead of a Book
Come primo articolo sulla Athill, vorrei proporvi quello apparso sul The Indipendet il 7 ottobre 2011, in occasione dell'uscita di Instead of a Book [in italiano: Come pagine di un libro / Febbraio 2013, il libro che sto leggendo al momento]. Firmato da Christina Patterson che, secondo me, fa capire veramente bene una cosa: come Diana Athill non potrebbe mai risultare noiosa! :)
Di seguito la mia traduzione in italiano con in giallo le parti che ho ritenuto più interessanti.
Subito dopo le immagini dell'intervista.
Quando il poeta Edward Field suggerì a Diana Athill di pubblicare le lettere che gli aveva scritto in 30 anni, la prima reazione della Athill è stata “che sciocchezza!”. Quando, poi, gliele inviò affinché le vedesse, iniziò a ridere. “Ho pensato: o mio dio!”, mi ha rivelato in un’intervista lo scorso anno. “Quelle lettere erano davvero un ritratto straordinario non solo di un’amicizia ma anche della mia vita.”
Si potrebbe obiettare che non c’è bisogno di conoscere ulteriori dettagli sulla vita di Diana Athill, oltre a quello che è già stato detto nelle sei memorie che ha già pubblicato [N.d.T. al momento sono solo 3 quelle arrivate in italiano], nei tanti pezzi scritti per i giornali, e nelle numerose interviste rilasciate, specialmente dopo essere diventata una ‘celebrità’ negli anni Novanta, di una vita che è stata un’importante testimonianza di un lungo pezzo di storia. Si potrebbe anche obiettare che si è già sentito parlare abbastanza degli scrittori con i quali ha lavorato durante i suoi cinquant’anni da André Deutsch [editore] e delle sofferenze che, per molti anni, hanno caratterizzato la sua vita privata e delle relazioni intraprese per anestetizzare tale dolore.
Sarebbe un atteggiamento comprensibile, certo. Abbiamo sentito già tanto parlare di Diana Athill come uno dei maggiori editor del XX secolo, così come della sua educazione privilegiata, del fidanzato che la lasciò prima di essere ucciso in guerra, persino del suo atteggiamento rilessato nei confronti della fedeltà sessuale e delle relazioni che ha avuto con alcuni uomini Caraibici. Ma tutto questo scompare quando entriamo di nuovo in contatto con la gioia assoluta della sua prosa ironica, vivace ed estremamente energica.
“Diana avverte l’esigenza fisica di scrivere”, dice Field nella sua introduzione. Le sue lettere, continua, sono “un’opera letteraria a tutti gli effetti”. E “un’opera letteraria” lo sono veramente: le sue osservazioni su fatti e persone scintillanti come un bisturi d’argento, con quello spirito fresco capace di trasformare persino le situazioni più ‘terribili’ – guasti meccanici, disastri domestici, malattie – in quadretti comici di cui non si ha mai abbastanza. Eppure quell’esigenza fisica di scrivere è evidente.
“L’ho messo per iscritto, così ora non ci penso più!” afferma, dopo aver descritto il calvario di una sua conoscente che era stata legata e violentata. In una lettera successiva la donna cita le parole dello stesso Field sulla scrittura: la “metà” sta nell’ “imparare a buttar giù quello che c’è”. Questo vuol dire scrivere non solo per mantenere un’amicizia, ma come vera catarsi e modo di essere.
Più di tutto, è la scrittura come prodotto di uno sguardo quasi inesorabile dagli occhi chiari. “Nessuno sembra riconoscere un occhio acuto, nemmeno quando ne vede uno”, si lamenta quando appare una recensione al suo libro di memorie Make Believe [N.d.T. ancora inedito in Italia]. È difficile vedere come sia passato loro inosservato. La Athill rivolge lo stesso sguardo fresco che rivolge ad amici, amanti e colleghi all’ impresario edile “simile a uno gnomo” che “ci ha subito inquadrate come due gonze e sta sfruttando al meglio la situazione”, e alla “persona più autoritaria tra tutte le persone autoritarie” che l’aiutò quando la sua automobile la lasciò in mezzo alla strada in Francia. Quando lei parla di un amico con calore, sai per certo che deve adorarlo davvero.
La scrittura unisce, come sempre, la sua visione altolocata inglese con un umorismo autoironico che è spesso (e a volte anche in modo irritante) esacerbato dall’utilizzo di ripetute lettere maiuscole per dare maggiore enfasi ironica [N.d.T. caratteristica che non ho rilevato nella traduzione italiana]. Come editor la Athill dovrebbe sapere di non averne bisogno, ma questa non era un’opera per la pubblicazione e correggerli successivamente avrebbe peccato di scrupolosità.
È anche intrisa di quel tipo di onestà che a volte ti mette ansia. “Nessuna donna che frequentava,” dice a proposito di un uomo che aveva conosciuto, “compresa la sottoscritta, riusciva a non andarci subito a letto”. È difficile pesare a quanti scrittori potrebbero parlare di tali faccende in modo così casuale.
“Ho deciso”, scrive nel 1986, “ che riflettere sull’età che avanza sia uno spreco di tempo prezioso”. Mentre gli anni passano i malanni aumentano, sarebbe strano il contrario. Ed è proprio poiché poi diventano troppi che, alla fine, l’autrice decide di sospendere la pubblicazione nel 2007. “Lo scambio dettagliato dei vari sintomi”, afferma, diventa “noioso”. Forse in altre mani, potrebbe essere, ma dubito che Diana Athill potrebbe mai scrivere una parola noiosa.
Il link per l'articolo originale : http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/reviews/instead-of-a-book-by-diana-athill-2366393.html
Chi è Diana Athill?
Diana Athill oggi è una tosta novantaseienne inglese, che ha lavorato per 50 anni nel mondo dell'editoria ai più alti livelli. Sicuramente da ricordare il suo ruolo di editor di alcuni dei più importanti scrittori del XX secolo: da Philip Roth a Margaret Atwood, da Jean Rhys a Norman Mailer e tanti altri.
Non credo sia necessario sottolineare quanto sia in gamba, giusto?
In questo blog lascerò spazio alle sue parole, attraverso le interviste mai arrivate in Italia, perché non è una donna che ha bisogno di presentazioni!
Non credo sia necessario sottolineare quanto sia in gamba, giusto?
In questo blog lascerò spazio alle sue parole, attraverso le interviste mai arrivate in Italia, perché non è una donna che ha bisogno di presentazioni!
Perché questo blog?
L'esigenza di questo blog nasce esattamente con il mio incontro letterario con Diana Athill. Devo ammettere che fino a qualche settimana fa non la conoscevo, non la seguivo, né avevo mai sentito parlare di lei. Poi, in libreria sono stata attratta dalla copertina del suo ultimo libro, pubblicato in italiano nel febbraio 2013, Come pagine di un libro.
L'ho comprato immediatamente e così è cominciata la storia. Sono rimasta subito affascinata da questa donna e dal suo modo di scrivere, poi ho scoperto che in Italia è ancora poco, troppo poco, conosciuta e da qui la necessità di un blog su di lei.
Spero possiate condividere con me questa passione, anzi se qualcuno in Italia si avvicinasse a Diana Athill attraverso il mio blog non potrei che ritenermi realizzata! :)
L'ho comprato immediatamente e così è cominciata la storia. Sono rimasta subito affascinata da questa donna e dal suo modo di scrivere, poi ho scoperto che in Italia è ancora poco, troppo poco, conosciuta e da qui la necessità di un blog su di lei.
Spero possiate condividere con me questa passione, anzi se qualcuno in Italia si avvicinasse a Diana Athill attraverso il mio blog non potrei che ritenermi realizzata! :)
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