lunedì 8 aprile 2013

The Independent sul libro Instead of a Book


Come primo articolo sulla Athill, vorrei proporvi quello apparso sul The Indipendet il 7 ottobre 2011, in occasione dell'uscita di Instead of a Book [in italiano: Come pagine di un libro / Febbraio 2013, il libro che sto leggendo al momento]. Firmato da Christina Patterson che, secondo me, fa capire veramente bene una cosa: come Diana Athill non potrebbe mai risultare noiosa! :)
Di seguito la mia traduzione in italiano con in giallo le parti che ho ritenuto più interessanti.
Subito dopo le immagini dell'intervista.



Quando il poeta Edward Field suggerì a Diana Athill di pubblicare le lettere che gli aveva scritto in 30 anni, la prima reazione della Athill è stata “che sciocchezza!”. Quando, poi,  gliele inviò affinché le vedesse, iniziò a ridere. “Ho pensato: o mio dio!”, mi ha rivelato in un’intervista lo scorso anno. “Quelle lettere erano davvero un ritratto straordinario non solo di un’amicizia ma anche della mia vita.”
Si potrebbe obiettare che non c’è bisogno di conoscere ulteriori dettagli sulla vita di Diana Athill, oltre a quello che è già stato detto nelle sei memorie che ha già pubblicato [N.d.T. al momento sono solo 3 quelle arrivate in italiano], nei tanti pezzi scritti per i giornali, e nelle numerose interviste rilasciate, specialmente dopo essere diventata una ‘celebrità’ negli anni Novanta, di una vita che è stata un’importante testimonianza di un lungo pezzo di storia. Si potrebbe anche obiettare che si è già sentito parlare abbastanza degli scrittori con i quali ha lavorato durante i suoi cinquant’anni da André Deutsch [editore] e delle sofferenze che, per molti anni, hanno caratterizzato la sua vita privata e delle relazioni intraprese per anestetizzare tale dolore.
Sarebbe un atteggiamento comprensibile, certo. Abbiamo sentito già tanto parlare di Diana Athill come uno dei maggiori editor del XX secolo, così come della sua educazione privilegiata, del fidanzato che la lasciò prima di essere ucciso in guerra, persino del suo atteggiamento rilessato nei confronti della fedeltà sessuale e delle relazioni che ha avuto con alcuni uomini Caraibici. Ma tutto questo scompare quando entriamo di nuovo in contatto con la gioia assoluta della sua prosa ironica, vivace ed estremamente energica.
“Diana avverte l’esigenza fisica di scrivere”, dice Field nella sua introduzione. Le sue lettere, continua, sono “un’opera letteraria a tutti gli effetti”. E “un’opera letteraria” lo sono veramente: le sue osservazioni su fatti e persone scintillanti come un bisturi d’argento, con quello spirito fresco capace di trasformare persino le situazioni più ‘terribili’ – guasti meccanici, disastri domestici, malattie – in quadretti comici di cui non si ha mai abbastanza. Eppure quell’esigenza fisica di scrivere è evidente.
“L’ho messo per iscritto, così ora non ci penso più!” afferma, dopo aver descritto il calvario di una sua conoscente che era stata legata e violentata. In una lettera successiva la donna cita le parole dello stesso Field sulla scrittura: la “metà” sta nell’ “imparare a buttar giù quello che c’è”. Questo vuol dire scrivere non solo per mantenere un’amicizia, ma come vera catarsi e modo di essere.
Più di tutto, è la scrittura come prodotto di uno sguardo quasi inesorabile dagli occhi chiari. “Nessuno sembra riconoscere un occhio acuto, nemmeno quando ne vede uno”, si lamenta quando appare una recensione al suo libro di memorie Make Believe [N.d.T. ancora inedito in Italia]. È difficile vedere come sia passato loro inosservato. La Athill rivolge lo stesso sguardo fresco che rivolge ad amici, amanti e colleghi all’ impresario edile “simile a uno gnomo” che “ci ha subito inquadrate come due gonze e sta sfruttando al meglio la situazione”, e alla “persona più autoritaria tra tutte le persone autoritarie” che l’aiutò quando la sua automobile la lasciò in mezzo alla strada in Francia. Quando lei parla di un amico con calore, sai per certo che deve adorarlo davvero.
La scrittura unisce, come sempre, la sua visione altolocata inglese con un umorismo autoironico che è spesso (e a volte anche in modo irritante) esacerbato dall’utilizzo di ripetute lettere maiuscole per dare maggiore enfasi ironica [N.d.T. caratteristica che non ho rilevato nella traduzione italiana]. Come editor la Athill dovrebbe sapere di non averne bisogno, ma questa non era un’opera per la pubblicazione e correggerli successivamente avrebbe peccato di scrupolosità.
È anche intrisa di quel tipo di onestà che a volte ti mette ansia. “Nessuna donna che frequentava,” dice a proposito di un uomo che aveva conosciuto, “compresa la sottoscritta, riusciva a non andarci subito a letto”. È difficile pesare a quanti scrittori potrebbero parlare di tali faccende in modo così casuale.
“Ho deciso”, scrive nel 1986, “ che riflettere sull’età che avanza sia uno spreco di tempo prezioso”. Mentre gli anni passano i malanni aumentano, sarebbe strano il contrario. Ed è proprio poiché poi diventano troppi che, alla fine, l’autrice decide di sospendere la pubblicazione nel 2007. “Lo scambio dettagliato dei vari sintomi”, afferma, diventa “noioso”. Forse in altre mani, potrebbe essere, ma dubito che Diana Athill potrebbe mai scrivere una parola noiosa.






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